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A proposito del campo Rom la Barbuta

Giovedì 2 Ottobre abbiamo avuto un importante momento di formazione e riflessione con Carlo Stasolla, presidente dell’ass.ne 21 Luglio, da sempre attivo nel difendere i diritti delle minoranze etniche.
Non riusciremo con un post a riassumere tutto, forse rischiamo anche di banalizzare alcuni concetti ma ci proviamo lo stesso.
La lucidità del suo ragionamento sulla permanente “emergenza rom” e sul sistema campi ci ha colpito ed è il risultato dell’analisi oggettiva della situazione, dello studio e dell’elaborazione di una proposta che va oltre la retorica razzista, utile solo a mantenere la situazione cosi come è (bruciamoli, cacciamoli, etc.), e i luoghi comuni.

Vi riportiamo alcuni dati che trovate anche sul loro sito, non mi soffermo sui luoghi comuni che sono stati smontati dai fatti.
– Su 5 rom in Italia, 4 vivono in casa (ma nessuno lo sa in quanto è come chiedere ad un sicialiano di dichiararsi tale ogni giorno..) 1 vive nei campi.
– Il 70% sono italiani a tutti gli effetti ma molti non hanno documenti.
– L’Italia è l’unico paese al mondo dove troviamo i campi rom.
– Roma è il peggior caso in Italia e più volte la UE ha chiesto la chiusura dei campi. Il governo italiano stesso in un documento programmatico del 2012 riguardante i prossimi interventi ha dichiarato che dovranno essere chiusi in quanto sono dei ghetti discrimininanti e inutile al progetto di integrazione.
Ma allora perchè i campi non chiudono? A chi interessa tenerli aperti? Perchè Leroy Merlin vuole finanziare un nuovo campo, a fianco a quello che già c’è per spostarci i rom?
Se andiamo a leggere il progetto e capiamo chi c’è dietro (per chi è interessato vi diamo un indizio, Battaglia) molte cose ci sembreranno improvvisamente più chiare: l’assistenzialismo orientato ai rom (ai quali non arriva nulla in realtà in cambio) vale 11 milioni di euro l’anno solo a Roma. Chi intasca questi soldi? Associazioni di varia estrazione (cattoliche, non cattoliche legate ai partiti di centrosinistra, etc.) che provano (alcune, altre meno) a fare un lavoro del tutto inutile. I GHETTI VANNO CHIUSI, NEL GHETTO NON CI SONO DINAMICHE SOCIALI governabili e vince la regola del più forte. Motivo per cui pochi capo famiglia tengono in ostaggio molti rom e, di riflesso, i cittadini che vivono intorno ai campi.
Non è una questione culturale rom (i rom non sono ladri per genetica, non rispondono ad un capo famiglia in ogni circostanza, non è vero che nessuno vuole vivere in casa) ma è un problema legato unicamente alla vita dentro un ghetto. Se al posto dei rom in quel campo ci fossero gli ebrei o qualunque altra etnia cosa diremmo? Prendetela come una provocazione ma questo è. I campi vanno chiusi e con gli stessi soldi spesi in un anno sarebbe possibile mettere in piedi dei processi di integrazione e sostegno reali, virtuosi e rispettosi delle variegate culture.
Inoltre con gli stessi soldi, per rompere la retorica del ”ai rom si, agli italiani no”, si potrebbero assistere una famiglia rom e una qualunque altra famiglia in stato di bisogno!!!
Il Comune di Roma avrebbe la possibilità di far partire un progetto chiamato cosi: ”UNA FAMIGLIA ROM ADOTTA UNA FAMIGLIA BISOGNOSA”’
Solo con i soldi già programmati!!
Domanda conclusiva: il problema sono i rom oppure le istituzioni di questo paese che istituzionalizzano ghetti a cielo aperto, accendendo dinamiche sociali esplosive e legittimando la guerra fra poveri?
A presto per gli ulteriori sviluppi, la Città in Comune metterà in campo una serie di iniziative e proposte concrete su questo tema.

Per ulteriori informazioni visitare il seguente link:
http://www.21luglio.org/rapporto-terminal-barbuta-leroy-merlin-vuole-costruire-ghetto-rom-roma/

Alessandro Porchetta

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