Città in Comune

 

Chi siamo

Gran parte dei candidati e dei sostenitori della lista CITTÀ IN COMUNE, pur provenendo da esperienze culturali e politiche differenti, si sono ritrovati in questi ultimi anni in un percorso comune che ha al centro la vita della nostra città.

Ci siamo ritrovati insieme per porre al centro dell’attenzione cittadina questioni come l’assurda vicenda dell’IGDO, la grande struttura religiosa, inopinatamente venduta a privati, che occupa uno spazio enorme del centro urbano. Privati a cui era stato concesso dall’Amministrazione Comunale la completa demolizione e lo sfruttamento speculativo dell’area, senza cogliere di quella struttura né il valore storico-architettonico, né quello di Memoria della città. Privati che mandarono la loro società in fallimento e non riuscirono a realizzare il discutibilissimo progetto già autorizzato. Proponemmo la revoca della vecchia concessione edilizia ed una riproposizione attraverso un reale processo di progettazione partecipata che garantisse attività di interesse pubblico ed a bassissimo impatto. Proposta mai accolta. La struttura rimane abbandonata al degrado da oltre trent’anni.

Ben prima del Referendum sull’acqua, con una raccolta di firme abbiamo posto al Consiglio Comunale una proposta di Delibera che sancisse che l’acqua non è un bene di rilevanza economica, ma universale e quindi non può essere oggetto di profitto privato ed il nostro Comune può vantarsi, tra i primi in Italia, di garantire questo principio di civiltà nel proprio Statuto Comunale.

Nel 2010 abbiamo cercato di cogliere Le opportunità che aveva offerto alla città la proposta regionale di Bilancio Partecipato proponendo un progetto di piste ciclabili e l’allargamento del ponte tra via Mura dei Francesi e via Pignatelli: progetto che fece ottenere al Comune un finanziamento regionale di 500 mila €; fondi mai utilizzati e persi dall’Amministrazione Lupi.

Nella realizzazione del sottopasso di Acqua Acetosa emersero, come noto, i resti di una grande cisterna romana che nel progetto iniziale doveva essere interrata e cementificata dalla struttura del sottopasso: insieme a molte realtà associative proponemmo ed ottenemmo una semplice variante che garantì la realizzazione dell’importante opera senza compromettere i resti archeologici. Resti così “salvati” che però ancora adesso non sono oggetto né di valorizzazione, né di manutenzione.

Tre anni di nostri allarmi lanciati a tutti i diretti responsabili non sono serviti invece a salvare la presenza più maestosa ed antica della nostra città. Il crollo del Portale del Rainaldi, una delle più importanti presenze barocche della campagna romana, eretto nel 1680 e che dava accesso al Barco dei Colonna, è il segno più plastico del disinteresse per la storia, per la bellezza, mostrato da chi ha governato la nostra città. Un portale dichiarato patrimonio nazionale protetto fin dal 1935: “protetto”, ma lasciato crollare come se fosse un soggetto incomodo di cui era utile disfarsene voltandosi dall’altra parte…

Sempre nel 2010 abbiamo condotto una difficile lotta, purtroppo fallita, contro la chiusura dell F.lli Spada; la più importante realtà industriale di Ciampino. Una lotta controcorrente al fianco di quei pochi lavoratori che avevano il coraggio e l’indipendenza per opporsi alla narrazione padronale egemone in quell’azienda. Quella narrazione, sostenuta anche da larga parte dei sindacati, che contrapponeva un padrone amorevole, che per superare la crisi aveva deciso di spostare la produzione a Pomezia, ad un Comune che non gli permetteva di far cassa facendo diventare edificabili a scopo abitativo i terreni dove sorge la fabbrica. Abbiamo cercato di smontare questa narrazione tossica che metteva gli interessi degli operai in contrasto con quelli della cittadinanza, il diritto alla salute e all’ambiente contro quello al lavoro; purtroppo inutilmente.

La partecipazione appassionata di tanti di noi al REFERENDUM NAZIONALE per l’ACQUA PUBBLICA ha fatto però fare un salto di qualità alle nostre esperienze. Molti di noi, Insieme ad altre realtà dell’associazionismo ciampinese ed al circolo del PRC, hanno aderito al Movimento Ciampino Bene Comune sostenendone le battaglie di questi ultimi due anni; in particolare quelle sul lavoro e sui servizi cittadini come la raccolta di oltre 2000 firme per la realizzazione del sottopasso pedonale della fermata ferroviaria di Acqua Acetosa, un’opera fondamentale per la sicurezza, ma che ci son voluti tre anni per metterla finalmente in cantiere; come l’impegno contro la privatizzazione dei Nidi e contro il disfacimento progressivo di un bene pubblico come le due società pubbliche ASP ed AMBIENTE; non ultima la battaglia per la protezione dei beni ambientali ed archeologici della nostra città. È infatti particolarmente significativa la vicenda con cui l’amministrazione ha preteso e continua a pretendere di gestire la realizzazione delle 167 e la risposta che l’associazionismo ciampinese, riunito nel movimento Ciampino Bene Comune, ha saputo e continua a saper dare.

Le straordinarie scoperte avvenute nelle aree di 167 scelte per l’edificazione di edilizia convenzionata hanno dimostrato e palesato il valore e l’importanza dei ritrovamenti archeologici nel nostro comune. Importanza non solo della scoperta dei singoli eccezionali reperti che hanno avuto un’eco mondiale, ma anche per la conferma di esser di fronte ad un insieme di straordinario valore archeologico e paesaggistico che non può e non deve esser dissolto con la pretesa di confermare in quei luoghi la progettata edificazione. Una tesi proposta e sostenuta con forza dal movimento Ciampino Bene Comune al cui appello hanno dato grande riscontro i cittadini e tanta parte del mondo accademico nazionale ed internazionale. Una tesi sostenuta dalla Soprintendenza del Lazio che ha posto in gran parte dell’area dei vincoli di protezione; una tesi sostenuta dal WMF che ha inserito il sito di Muro dei Francesi tra i 67 siti mondiali da proteggere per le generazioni future. Una tesi che il Movimento Ciampino Bene Comune vuole trasformare in realtà anche per cogliere dall’ultima area verde della città, l’opportunità di far ripartire una nuova economia: un’economia che si basi sul bisogno di CULTURA e di BELLEZZA.

Una tesi non solo ignorata, ma ostacolata dall’amministrazione comunale che impunemente sta spendendo soldi dei cittadini per sostenere davanti al TAR l’annullamento del vincolo apposto dalla Soprintendenza ai beni culturali paesaggistici ed architettonici del Lazio.

Oggi, queste nostre esperienze si sono concretizzate nella convinzione che, accanto alla indispensabile ed autonoma partecipazione alla vita cittadina di realtà come quelle del Movimento per la riduzione dell’impatto ambientale dell’Aeroporto, dello stesso Movimento Ciampino Bene Comune e di qualsiasi realtà associativa cittadina, è necessario portare le nostre istanze all’interno del Consiglio Comunale.

Questo il perché della messa in gioco in questa campagna elettorale della nostra lista CITTÀ IN COMUNE.

Per una città che possa cogliere il concetto di BENE COMUNE.

Per una città che possa entrare e portare queste istanze NEL NOSTRO COMUNE.

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