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Ci mandassero anche a Finestrelle, ma noi dobbiamo uscire dal circolo riuniti e con la bandiera


Per festeggiare il primo maggio ripubblichiamo un contributo di Luigi Zuzzi di qualche anno fa che racconta i fatti successi a Montemilone il primo maggio del 1902. Il racconto è stato scritto a partire da un verbale dei Regi Carabinieri, che l'autore possiede in quanto eredità familiare.

Buona lettura e buon primo maggio!

Questa nostra Democrazia, questa nostra Libertà che in certi momenti di questi nostri giorni ci sembrano entrambe così fragili, vengono da lontano. Sono state costruite passo passo con cose grandi e drammatiche, ma anche con tanti, tanti piccoli episodi, piccole gocce che hanno fatto il mare della nostra Democrazia. Piccole gocce di fatti concreti e di gestualità simboliche.

Era un primo maggio.  Uno dei tanti che si sono succeduti nel tempo che ci separa da quel maggio 1886, da quel raduno a Chicago di lavoratori in sciopero, trasformatosi in tragedia.

Era il primo maggio del 1902. In un paesino agricolo della Basilicata al confine con le Puglie, Montemilone, alle 8 del mattino accade qualcosa che allarma il Brigadiere comandante della Stazione dei Carabinieri Salvatore Toma e l’appuntato Francesco Daresta.

Circa 150 individui del luogo a quell’ora del mattino si erano radunati nel circolo socialista del paese e, presa la bandiera del circolo, uscirono.

“Schieratisi per quattro percorsero processionalmente le vie di quest’abitato denominate Borgo Nuovo, Corso Mario Pagano e Guglielmo Pepe e da qui si portarono fuori dall’abitato e precisamente nel tenimento di Spinazzola ove si riunirono con altri socialisti di quel paese ed altri di Palazzo S. Gervasio. Ivi rimasero per qualche tempo e alle 19.30 dello stesso giorno si tornarono in paese indrappellati come nell’andata e percorsero le stesse vie di cui retro, indi giunti al predetto circolo deposero la bandiera e -finalmente- si sciolsero…”

Quel -finalmente- lo abbiamo aggiunto noi, ma ce lo hanno suggerito le parole vergate da Salvatore e Francesco nel rapporto che scrissero “alle competenti autorità”.

Si trovavano “in servizio in questo abitato vestiti in divisa” quando si dispiegò davanti a loro tanto sfoggio di simbologia: il raduno davanti al circolo, la bandiera che esce in testa ad un drappello schierato per quattro che porta in processione per le strade del paese 150 “individui” che raggiungono i paesi vicini per riunirsi “con altri socialisti”. Ma ai loro occhi quel ritornare in paese “indrappellati come  nell’andata” è senz’altro l’indice di maggior pericolosità dell’episodio che si trovano a riferire. Un qualcosa che fa capire che non è il frammento di un giorno: ben oltre undici ore dopo, questi “individui” tornano ordinati con alla testa quella bandiera che vanno a riporre nel loro circolo come un sacerdote ripone le ostie nel tabernacolo dopo la messa. C’è di che preoccuparsi.
E Salvatore e Francesco si erano preoccupati già dalla mattina appena videro quel drappello di 150 individui (una vera moltitudine per quel paesino) lasciare il paese; erano corsi ad informarsi dal signor Sindaco Michele Siniscalchi se quella processione l’aveva  autorizzata lui. “Ma quannu mai Maronna santa…” gli deve aver risposto Michele che nel verbale si traduce in

“ma la predetta autorità non solo disse che non aveva data alcuna autorizzazione, ma soggiunse ancora che essendosi da lui recati la mane del 1° detto nella propria abitazione gli individui sotto segnati per chiedergli il permesso di uscire dal circolo in processione colla bandiera, il medesimo si era opposto ed aveva detto loro che facessero uscire dal paese gli individui alla spicciolata cioè a tre o quattro alla volta altrimenti sarebbero stati passibili di contravvenzione.”

Ma come riferiscono i due carabinieri nel loro verbale la risposta fu:

“Ci mandassero anche a Finestrelle*, ma noi dobbiamo uscire dal circolo riuniti e con la bandiera…”

E Salvatore e Francesco ci riferiscono che sono stati di parola.

Undici ore insieme che questi individui si regalano quel Primo Maggio del 1902, tra Montemilone, Spinazzola, Palazzo S.Gervasio. Ma non per lavorare come facevano tutti i giorni. Anche se Salvatore e Francesco non ce lo riferiscono, furono undici ore di festa. Chissà, sicuramente avranno ballato al suono dell’organetto e del tamburello, mangiando forse cavatelli con cime di rape con caciocavallo e qualche sorso di buon vino. E avranno anche intrecciato sguardi e sorrisi all’ombra di quella bandiera, in qualche aia.  Forse pensarono anche a questo Salvatore e Francesco. Ma non lo poterono riferire alla competente autorità.

Il dovere gli impose di concludere segnalando i caporioni del preoccupante episodio:

Antonio …  di Tommaso d’anni 24  carpentiere, pregiudicato
Nicola  …  fu Beniamino d’anni 37  contadino, pregiudicato
Attilio  …  di Antonio d’anni 26  contadino, pregiudicato
Luigi … fu Michele d’anni 23  manovale, impregiudicato

Tutti di Montemilone che “stante le cose come sopra narrate… debbono rispondere della contravvenzione previste dall’Art…”
Una contravvenzione, in fondo gli è andata bene.

*il riferimento è al Forte di Fenestrelle (TO), prigione di Stato dove venivano rinchiusi militari e oppositori politici, che spesso vi morivano e i cui corpi venivano fatti sparire sciogliendoli nella calce viva (ndR)

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