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Il consumo di suolo a Ciampino e l’assenza di una politica partecipata

Presentiamo alcune riflessioni sul consumo di suolo a Ciampino, e sull’assenza di un’urbanistica volta alla tutela della salute dei cittadini

Lo scorso 19 Febbraio il periodico “Il Caffè” ha pubblicato un articolo sul consumo di suolo nei  Castelli Romani. I dati riportati si basano su quelli relativi al 2015 rilevati dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. L’articolo evidenzia che Ciampino è in testa alla classifica di consumo percentuale di suolo nella zona dei Castelli Romani.

Un report che dovrebbe allarmare cittadini e amministratori, ma che non riscontra alcun cenno di allarme, al di là della curiosità che suscita l’ennesimo record di Ciampino dopo quello per la densità abitativa – la più alta del Centro Italia dopo Firenze – e dopo quello per l’inquinamento atmosferico – da ottobre 2016 Ciampino è inserita in classe 1, la più inquinata.

L’Ufficio Statistico del Comune di Ciampino ha pubblicato i dati dell’ISPRA relativi al consumo di suolo sul sito istituzionale molto prima dell’articolo del Caffè. Non solo. Nella relazione dell’Ufficio Statistico si legge che, sulla base dell’analisi di ben 4 indicatori urbanistici, il nostro comune è da considerarsi ormai saturo da un punto di vista dell’ecosistema.

Saturo e, aggiungiamo noi, con standard urbanistici fuori legge, perchè abbiamo 2,83 mq di verde pubblico ad abitante, contro i  9 mq imposti a livello legislativo.

Ma avete per caso udito o letto commenti, prese di posizione  dei nostri amministratori al riguardo? Non sarebbe stato necessario aprire da subito una riflessione pubblica su cosa significano per la città quegli indicatori?

Questi dati per Ciampino sono davvero preoccupanti. Al contempo però mostrano l’assurda tendenza che si riscontra a livello italiano. La media della velocità di consumo di suolo in Italia è di otto metri quadri al secondo. In Europa si consumano 11 ettari l’ora, nel mondo 50 mila kmq ogni anno.

Ma nell’apprendere questi dati, non se ne coglie il senso profondo, perché non si comprende realmente cosa si stia perdendo in modo irrevocabile. Dobbiamo infatti associare il consumo di suolo al danno sul nostro paesaggio, alla perdita di cultura, bellezza e storia.

E sistematicamente si sottovaluta un fattore importantissimo: il suolo ha una grande capacità di stoccaggio del carbonio, in particolare nei suoi strati più superficiali; più l’uso è artificiale e più questa capacità diminuisce.

Recenti ricerche sperimentali hanno dimostrato che la trasformazione d’uso del suolo è molto rapida, ma che il carbonio stoccato in migliaia di anni “evapora” in poco più di un paio di decenni. L’IGBP – International Geosphere Programme – ha calcolato che, nel periodo 1990-2009, la quantità di carbonio emessa nell’atmosfera, per effetto dei cambiamenti di uso del suolo, è pari al 20% del Carbonio emesso, nello stesso periodo, dal comparto degli olii combustibili.

È un dato impressionante che apre una luce sul fenomeno del riscaldamento globale. Il quadro della gravità della situazione si rende più chiaro se si considera che:

– per la formazione dello strato di 2,5 cm di suolo ci vogliono 500 anni;

– il suolo ospita 1/4 della biodiversità del Pianeta;

– ci sono più organismi in un cucchiaio di terra che persone sulla Terra;

Tutto ciò significa che in questa battaglia contro la cementificazione a fianco alle parole bellezza, paesaggio, arte, storia e cultura, dobbiamo aggiungere biodiversità e salvaguardia del pianeta.

Fermare la cementificazione è un obiettivo che gli Amministratori di un Comune di 11 kmq, con indicatori come quelli che abbiamo evidenziato per Ciampino, dovrebbero perseguire a qualunque costo.

Ma per ben 11 mesi gli amministratori di Ciampino hanno tenuto questi dati serrati nei cassetti delle loro scrivanie. E non hanno tenuto conto delle iniziative portate avanti dai cittadini per il rispetto dell’ambiente e della salute pubblica.

L’Amministrazione non ha tenuto conto della proposta di Città in Comune per un “Censimento del cemento“, presentata come delibera di iniziativa popolare e firmata, come richiede lo Statuto comunale, da centinaia di cittadini residenti.

L’Amministrazione non ha tenuto conto neanche della proposta presentata dall’associazione Officine Civiche per richiedere un “Regolamento per un’Urbanistica Partecipata“, presentata anch’essa come delibera di iniziativa popolare firmata dai cittadini, secondo le norme dello Statuto comunale. Il Regolamento avrebbe impegnato l’Amministrazione al coinvolgimento dei cittadini su progetti di grande impatto sulla struttura e sulla funzione della città.

Queste proposte sarebbero dovute essere discusse dal Consiglio Comunale entro 40 giorni dalla presentazione. Ma solo dopo la segnalazione d’omissione di atti d’ufficio, inoltrata al Prefetto dai due presentatori delle proposte, queste sono state discusse nel Consiglio Comunale del 3 marzo scorso, e bocciate senza dare alcuna motivazione plausibile.

E nel 2016 è scaduto il Piano Regolatore Generale della città: un Piano che nel 1998 prevedeva per il 2008 a Ciampino una popolazione di 40 mila abitanti e ha tarato le cubature a quel dato. Ma il Sindaco era troppo occupato a fare rimpasti per la sua poltrona traballante, a rassicurare i maggiorenti del suo partito e a cercare di farsi approvare pezzi di urbanistica contrattata che ampliano ancor più cubature già sovrabbondanti dello scaduto PRG, NON HA ANCORA DATO IL VIA ALLA PROCEDURA PER  RINNOVARE  QUESTO STRUMENTO VITALE PER LA CITTÀ.

Ciampino ha bisogno di un PRG che finalmente

FERMI LA BULIMIA DI CUBATURA E RIDISEGNI I SERVIZI URBANI almeno agli standard di legge!

Un nuovo piano ed una politica urbanistica che sappia indirizzare l’economia verso il recupero dell’esistente ed il miglioramento energetico, verso la sicurezza sismica (pochi ricordano che stiamo ai piedi di un vulcano), l’estetica, il sostegno alla mobilità alternativa a quella privata motorizzata, la ricucitura dei quartieri  (le strade rimangono ancora, in molti casi, quelle di mezzo secolo fa), trovando, insieme ai comuni viciniori, agli Enti intermedi ed alle Ferrovie (che con i 14 km di  rotaie, la importante stazione, le fermate e le relative servitù incidono grandemente, nel bene e nel male, sulla struttura cittadina), soluzioni per deviare dal centro della città il flusso di attraversamento tra i bacini Laghi-Appia e Anagnina-Tuscolana.

 

Potrebbe invece realizzarsi da subito, anche senza il nuovo PRG, una politica dell’Amministrazione comunale che non sia subalterna ai profitti privati che proliferano sull’altra grande servitù che grava sul nostro territorio, l’Aeroporto che opera in un regime di totale violazioni delle leggi dello Stato.

Ma non se ne vede traccia.

 

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