Città in Comune

 

L’altro 25 Aprile

Il 25 Aprile è andata in scena la solita parata istituzionale, condita da marcette militariste che tutto hanno a che fare tranne che con lo spirito della Resistenza. La Città in Comune ha deciso quindi di distinguere la propria partecipazione esponendo uno striscione “Ora e sempre Resistenza”, che esprime molto meglio il nostro concetto di festa della Liberazione e di antifascismo che non “La canzone del Piave” con cui è stata aperta la manifestazione. Carlo Cefaloni, nostro sostenitore, ha cercato di intervenire per spiegare perché è sbagliato suonare quella musica nella giornata del 25 Aprile, ma ciò gli è stato impedito dai vigili che hanno staccato la corrente dell’amplificazione. Riportiamo qui di seguito il contributo che non gli è stato possibile pronunciare.

A 100 anni dall’inutile strage della prima guerra mondiale, si rende onore a tutte le vittime riconoscendo la grave responsabilità dei gruppi di potere che hanno deciso di mandare al macello intere generazioni strappate agli affetti e al lavoro per andare ad uccidere altri esseri umani. Dieci milioni di morti.

Bisogna smetterla con la retorica sabauda della Vittoria e della Pace intesa come sterminio. L’intera vicenda del fascismo come autobiografia della Nazione, che contraddistingue tuttora la nostra storia, ha origine nell’odio scatenato e inculcato in quel conflitto contro la natura pacifica di un popolo di contadini e operai. Aver voluto accreditare la nascita del senso di Patria dall’inferno delle trincee, dove i soldati venivano decimati se non obbedivano agli ordini, ha coperto gli interessi dei gruppi industriali, sempre gli stessi, che si sono arricchiti finanziando e armando la guerra e giungendo a spianare la strada al fascismo.

La creazione del mito della “Grande Guerra” ha ingenerato quella sudditanza delle coscienze nei confronti di un potere dittatoriale criminale che ha provocato veri e propri genocidi nelle guerre coloniali e applicato l’odiosa politica antisemita. L’Italia sconta tuttora la mancata rivolta morale collettiva contro una ideologia folle e disumana che esaltava la morte e le gesta di Vittorio Veneto. Non prenderne atto oggi, vuol dire continuare a coltivare la menzogna e la rimozione collettiva, come purtroppo è avvenuto, dopo la caduta di Mussolini, con il mancato processo dei criminali di guerra italiani e la sostanziale conferma in servizio dei ceti dirigenti direttamente coinvolti con il potere totalitario e liberticida.

La lotta di Liberazione è stata un risveglio di alcune coscienze, fino all’offerta della propria vita, di fronte alle azioni efferate di un male assoluto, ma certo ha portato con se la tragedia di altre morti e le contraddizioni che sempre accompagnano l’uso delle armi. Proprio in quell’ora si è visto il valore fondativo per la Repubblica di coloro che hanno mantenuto il senso del limite e dell’umanità. Camminavano con il cappello rovesciato alcuni tra i partigiani per significare che dopo il disastro del fascismo si poteva ricominciare solo abbandonando la retorica di quelle strutture di potere che avevano coltivato la menzogna e la scomparsa di ogni senso di fraternità. Da questa consapevolezza nasce la Costituzione e il ripudio della guerra

L’altro 25 Aprile non è finito così, nel pomeriggio abbiamo attraversato la città visitando le vie intitolate ai partigiani e deponendo dei cartelli che spiegassero chi sono stati in vita e perché si sono meritati l’intitolazione delle nostre strade. Un contributo alla storia e alla memoria della nostra Città.

Nella mappa qui sotto trovate l’elenco delle vie intitolate a partigiani, cliccando sui puntatori potete scaricare una breve scheda biografica.

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