Città in Comune

 

Beni culturali

LA RIQUALIFICAZIONE DI ALCUNI NODI CENTRALI IRRISOLTI DELLA CITTÀ A CUI ABBIAMO ACCENNATO DESCRIVENDO LA SITUAZIONE URBANISTICA DEVE ESSERE ATTUATA NEL RISPETTO DEI VALORI CULTURALI, PAESISTICI E NATURALI CHE QUESTI LUOGHI ESPRIMONO. SOLO CON QUESTA VISIONE PUÒ PARTIRE IL RILANCIO DELLA CITTÀ E QUALSIASI IPOTESI DI QUALIFICAZIONE URBANA.

IGDO – SACRO CUORE

Nucleo centrale e caratterizzante della città-giardino immaginata e progettata sul nostro territorio nei primi anni del secolo scorso, è ora ridotto a rudere in seguito ai bombardamenti subiti da Ciampino nel 1943 e all’abbandono a cui è stato condannato in epoche più recenti.

Destinato in un primo tempo alla demolizione, oggetto di un vincolo vergognosamente annullato con i ricorsi al TAR, deve diventare il vero luogo della memoria della nostra città.

La sua utilizzazione non può prescindere dalla acquisizione al patrimonio pubblico o comunque alla valutazione di un rapporto con i privati nel quale l’amministrazione non sia succube di scelte speculative.

No quindi ad aumenti della cubatura esistente, no alla demolizione con la conservazione della sola “facciata”, no ad utilizzi non condivisi in un percorso di vera progettazione partecipata.

PARCO DEI CASALI

Nel parco non ci deve essere spazio per le abitazioni private, no all’area archeologica come cortile condominiale. L’amministrazione deve avere la capacità culturale di riconoscere l’importanza strategica delle aree archeologiche e di tutte le potenzialità del patrimonio del nostro territorio. Le scoperte archeologiche non vanno nascoste ai cittadini per poter operare nell’indifferenza generale.

Nella tenuta del Muro dei Francesi, area già conosciuta per il grande valore ambientale, paesaggistico, storico e monumentale, è stata rinvenuta la villa attribuita al console romano Valerio Messalla Corvino e il ciclo di sette importantissime sculture rappresentanti il mito di Niobe, narrato da Ovidio nelle metamorfosi.

L’area racchiusa dal Muro, già oggetto di vincolo di tutela, dovrà essere completamente sottratta alla edificazione. L’amministrazione dovrà ritirare il ricorso al vincolo emesso dalla Soprintendenza a protezione del muro e dell’area archeologica.

Il Casale dei Francesi dovrà diventare il nucleo centrale del Parco dei Casali, sede del Museo che potrà ospitare le sette sculture rinvenute lo scorso anno, i numerosi reperti portati alla luce nelle recenti campagne di scavo archeologico e le altrettanto numerose testimonianze sparse nei musei romani. Le difficoltà per realizzare un progetto così ampio sono numerose, in primo luogo l’acquisizione delle aree, ma l’importanza del sito, la rilevanza delle scoperte archeologiche e, non ultime, le potenzialità e le ricadute positive sull’economia della città, richiedono un grande impegno in questa direzione e una visione culturale che sappia riconoscere la grande importanza del nostro patrimonio storico.

PARCO DELLE ACQUE

Guardando la pianta della città due fasce rimangono libere dai propositi espansivi del Piano Regolatore: sono le fasce a protezione dei corsi d’acqua che attraversano Ciampino. Per qualcuno solo un intralcio alla definitiva occupazione della città un tempo erano invece un’importantissima fonte di reddito perché erano la forza motrice delle mole – che conserviamo numerose sul nostro territorio – ed erano la fonte di irrigazione per i territori agricoli; in epoca romana alimentavano le acque delle terme delle ville patrizie e le cisterne di accumulo.

Alla loro origine scaturiscono da acque pure di sorgente e poi concludono il loro percorso nel Tevere come fogne a cielo aperto. Hanno una fascia di rispetto, ormai sancita definitivamente dal Piano Territoriale Paesistico Regionale di 300 metri. Ne scorrono almeno due, il fosso dell’acqua Mariana e il fosso della Patatona. I toponimi del territorio conservano l’eco di quei percorsi, Acqua Acetosa, Pantanella, Fontana dei Monaci…

Insieme alla salvaguardia integrale del Muro dei Francesi, alla tutela del paesaggio di Colle Olivo, al recupero di quel tessuto connettivo storico che rischia di perdersi – diceva la Soprintendenza Archeologica nel 2002 – noi facciamo la proposta del recupero dei fossi con la realizzazione del Parco Urbano delle Acque.

Due fasce larghe 300 metri che, se pur parzialmente occupate da fenomeni di abusivismo, costituiscono un corridoio naturale che si insinua nelle aree edificate. Non sono pochi trecento metri per una sistemazione paesaggistica che rispetti l’ambiente naturale, con un percorso pedonale o ciclabile, e con quelle visuali ancora parzialmente aperte verso i Colli Albani. Non solo, entrambi i fossi, che nascono nel cuore del Parco dei Castelli Romani, possono diventare quell’anello di giunzione tra il parco stesso, il nostro territorio e il Parco dell’Appia Antica, senza dimenticare il vicino Parco degli Acquedotti, naturale sede della prosecuzione del fosso dell’Acqua Mariana e del Fosso Patatona. Ora quelle aree non sono né campagna, perché troppo esigue per una vera utilizzazione come territorio agricolo, né città, perché giustamente sottratte all’edificazione. Possono però essere parte di quel progetto che sta nascendo in tante città italiane ed europee degli Orti Urbani. Un modo nuovo di utilizzo per aree ormai accerchiate dall’urbanizzazione.

Non vogliamo la tombatura-copertura dei fossi per realizzarci sopra una improbabile pista ciclabile con le case fino a cinque metri.

Il sentiero per il bello che abbraccia in un solo percorso l’Appia Antica, il Parco dei Casali, la Mola Cavona fino alla Valle Marciana, e il Parco delle Acque dovranno essere l’elemento di riqualificazione di questo territorio e oggetto di valutazione per una prossima variante al PRG, che proponga consumo zero del territorio.

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